R.S.A. della vergogna

Rsa della vergogna. L’Osservatorio Scandicci, nuovo movimento nato sul territorio per osservare la città, questa settimana ha deciso di richiamare l’attenzione sulla questione della Residenza Sanitaria Assistita che ancora in via di realizzazione in via Vivaldi da ben 6 anni. “La storia di questa struttura – spiega Giovanni Greco, portavoce di Osservatorio Scandicci – è iniziata negli anni ’80. La prima pietra della costruzione fu posata il 22 maggio 2002, quando il sindaco era Giovanni Doddoli e l’assessore ai servizi socio sanitari Claudio Raspollini. Ad oggi, la struttura ancora non è aperta e gli anziani di Scandicci sono costretti a spostarsi in altri comuni se necessitano di assistenza”. Il progetto della Rsa prevede la realizzazione di 70 posti letto, una parte per anziani non autosufficienti e l’altra da destinare al sollievo delle famiglie, ovvero in caso di assenza delle famiglie che hanno anziani a carico.

“Osservatorio Scandicci – prosegue Greco – ritiene inconcepibile il fatto che una città come Scandicci sia ancora priva di una struttura per l’assistenza degli anziani. E’ arrivato il momento che i cittadini facciano sentire la loro voce. La popolazione sta invecchiando e una residenza sanitaria sul territorio è sempre più necessaria. I progetti avviati devono essere portati a termine. Gli impegni presi nei confronti dei cittadini devono essere rispettati”.

Scandicci, inoltre, potrebbe ritrovarsi in futuro sprovvista non solo di una struttura per anziani, ma anche dell’Asl stessa. “Se dovesse proseguire – conclude Greco – il progetto della realizzazione della Società della Salute, la struttura socio sanitaria di via Rialdoli potrebbe essere trasferita a Sesto Fiorentino. In questo caso una città come Scandicci resterebbe senza Asl e i cittadini sarebbero costretti a spostarsi in un altro comune per ricevere assistenza socio sanitaria. E pensare che invece quando fu approvato il progetto della Rsa sembrava che in tale edificio potessero essere ospitati anche i servizi dell’Asl per liberarsi dall’affitto dell’edificio di via Rialdoli”.

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